Lo Smart Working

Cos’è lo Smart Working?

Oltre a liberi professionisti, freelancer e startup, all’interno di uno Spazio di Coworking non è raro trovare lavoratori dipendenti di società pubbliche o private, che saltuariamente scelgono di entrare a far parte di questa rete di professionisti. Questa tipologia di Coworkers, o nel nostro caso CoRisti, è rappresentata da coloro che aderiscono allo Smart Working.

Cosa significa lavorare in Smart Working?

Traducibile come “lavoro agile” lo Smart Working è una modalità di lavoro, dove il dipendente non si trova fisicamente nella sede di lavoro a svolgere le sue attività. Ciò su cui viene posta l’attenzione non è quindi la rigidità di un orario di lavoro, e il rispetto di certe imposizioni aziendali, quanto piuttosto il lavoro vero e proprio. Lavorare in Smart Working non significa infatti essere meno produttivi, quanto piuttosto lavorare in modalità più flessibili e destrutturate che possano portare a un incremento nell’esperienza lavorativa del dipendente, anche di un punto di vista qualitativo.

Lo Smart Working è una realtà diffusa in Italia?

Secondo l’Osservatorio dello Smart Working, che collabora attivamente con il Politecnico di Milano, si tratta di una realtà che sta prendendo sempre più vita all’interno del nostro territorio. I dati pubblicati ad ottobre 2017 sottolineano infatti come ci sia stato un incremento del 14% rispetto allo scorso anno, e addirittura del 60% rispetto al 2013. A scegliere lo Smart Working sono inoltre sempre di più le grandi imprese italiane e nelle Pubbliche Amministrazioni.

Perché un’azienda dovrebbe aderire allo Smart Working?

Oltre a un incremento in positivo nel sentiment dei suoi dipendenti, si tratta di una modalità lavorativa che porta fisicamente il dipendente fuori dallo spazio lavorativo: ciò comporta a livello economico un miglioramento per l’azienda, che riesce a diminuire i costi relativi ai servizi base offerti, quali elettricità, riscaldamento, connessione internet, ecc. . Come riporta infatti l’IPSOA, “il lavoratore che svolge la sua prestazione in modalità agile consente all’impresa di ridurre i costi di affitti, utenze e attrezzature, in quanto lo spazio necessario per l’organico si riduce in proporzione all’intensità e frequenza con cui la prestazione lavorativa si svolge in modalità agile.”

Quanti sono gli Smart Workers in Italia?

Sempre l’Osservatorio del Politecnico di Milano sottolinea nella sua ricerca che sono circa 300.000 coloro che hanno la possibilità di lavorare in Smart Working. I dati evidenziano che c’è un grande apprezzamento da parte di questi lavoratori per questo nuovo modo di relazionarsi all’azienda, e sottolinea che le skills digitali sono un grande strumento, fondamentale per l’ottenimento di ottimi risultati anche al di fuori del classico ambiente lavorativo tradizionale. Naturalmente i lavoratori in Smart Working conservano tutti gli accordi contrattuali tradizionali, non subendo nessun deficit collegato alla decisione di aderire a questo tipo di modello lavorativo.

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